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06/03/2006- Intervista a Tobias Boris Haug, liutaio. |
[Arte] |
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Come è nato in te il desiderio di diventare liutaio?
Non ricordo bene. Un giorno è scaturita questa idea ed è diventata subito un’idea fissa. Volevo farlo a tutti i costi. Avevo già esperienze nel lavorare il legno e facevo musica con degli amici. Quello che mi affascinava e mi affascina tutt’ora di questo lavoro, è la trasformazione di un materiale solido come il legno in strumento per produrre il suono, cosa inafferrabile che viene dal nulla e ci ritorna, evocando sentimenti in chi lo ascolta. L’idea è quella di “assottigliare” e raffinare la materia, un’alchimia senza formule magiche, ma eseguita con le mani. Quali qualità deve avere un buon liutaio?
Quello che distingue un buon liutaio da uno mediocre è la presenza dei suoi sensi sul lavoro. L’attenzione dell’udito, della vista, del tatto, dell’olfatto. Così il lavoro intraprende un cammino evolutivo determinato da un’ulteriore qualità, che forse è la più importante: l’Immaginazione. I computer più potenti non riescono a calcolare quello che l’immaginazione ci può far intuire. Questo è evidente nel lavoro del Liutaio. La fisica moderna è un grande aiuto nella visualizzazione del funzionamento del violino, però il violino è un sistema statico-dinamico molto complesso, in più composto da materiali eterogenei che rendono impossibile una raffigurazione completa tramite calcoli. Solo la sensibilità di una mano esperta può equilibrare le masse e resistenze necessarie per far funzionare lo strumento al meglio. Quanto è importante la scelta del legno e l’assemblaggio delle varie parti di un violino?
La qualità dei materiali determina al 50% la qualità dello strumento. Non solo la qualità della materia prima, ma anche il trattamento dei materiali, come stagionatura, taglio, trattamento delle superfici. Prima di costruire un violino faccio dei test su densità, elasticità, composizione chimica e velocità di propagazione del suono per scegliere il legno più adatto. Naturalmente nella scelta entra in gioco anche l’occhio, soprattutto nella scelta delle parti in acero, che con il suo disegno a fiamma esalta le linee morbide del corpo del violino.
Quanto tempo impieghi a costruire un violino e cosa provi alla fine del lavoro?
La questione è cosa provo durante il lavoro. Se non provo niente, è difficile che rimanga un rapporto forte dopo. Un violino in costruzione mi accompagna per circa un mese più un altro mese per la verniciatura. è una piccola parte della mia vita, ma abbastanza grande per far nascere un rapporto di intimità. Qualche volta sono incapace di concentrarmi, allora è meglio non lavorare, poiché con poco si può rovinare molto. Quando al violino vengono messe le corde per la prima volta, l’emozione è sempre grande, è un fiore acustico che sboccia. Cosa rappresenta per te il violino?
Il violino è un tipico figlio del rinascimento, specchio della condizione umana. E’ nato per imitare la voce umana, espressione dell’anima. Costruire violini è votarsi alla ricerca di un ideale immaginario, forse irraggiungibile, ma l’importante è ricercarlo. Cos’è l’uomo senza questa ricerca? Ogni violino vero è espressione di questa ricerca, e ogni violino ha le sue imperfezioni relative, che lo rendono unico. Anche i violini più apprezzati hanno “lupi”, cioè note che rispondono male, simile all’ululato del lupo. Il violinista conosce questi difetti, senza i quali il violino sarebbe solo uno strumento, non avrebbe il fascino della voce che lo distingue e lo anima. Qual è la differenza tra un violino di serie e un violino realizzato a mano?
Gli spettrogrammi di un violino buono e un violino cattivo si assomigliano tanto quanto gli spettrogrammi del rumore del motore di due macchine della stessa serie della BMW. L’oggettività scientifica ci dice che la differenza è insignificante. Eppure passo ore a discutere con musicisti e liutai del suono di questo e quel violino, e si può dire che conta moltissimo. Quando faccio sentire due violini diversi a persone che prima si dichiarano “completamente ignoranti” in materia, queste persone hanno sempre la percezione di nette differenze, anche se non riescono ad esprimerle con una terminologia esatta. Magari si esprimono con immagini di colori, sensazioni o imitano la percezione con la voce.
Non ho mai sentito parlare così del rumore del motore di due macchine a confronto. Forse un giorno qualcuno scriverà un concerto per Fiat Uno e orchestra e allora se ne parlerà.
Ciò che secondo la possibilità di valutazione scientifica è dovuto a suggestione e immaginazione, resta quello che fa la differenza. Uno strumentista con una grande tecnica e ancor più grande immaginazione (cioè che sa cosa vuole ottenere ) riesce a far uscire un bel suono da quasi qualsiasi strumento che rispetti determinate proporzioni. La fatica però è maggiore e il dialogo limitato perché bisogna “tirare fuori le parole dalla bocca del violino”. Insomma, sono le “nuance” che fanno la differenza.
Sei nato a Bonn, ti sei specializzato a Cremona, hai vissuto in Italia e in Svizzera, e da qualche anno hai scelto di stabilirti nel Montefeltro, nelle colline di Sassocorvaro, come luogo di vita e di lavoro. Come è maturata questa decisione?
Sono cresciuto nelle Alpi al confine con l’Austria. Una zona abbastanza isolata. Comunque l’idea di diventare Liutaio era da sempre associata all’idea di venire in Italia. Andare in posti sconosciuti è stimolante, bisogna osservare e apprendere cose nuove, la lingua e lo stile di vita. Da Cremona sono venuto nel Montefeltro dopo aver conosciuto Micaela. Viviamo in una casa di campagna da 6 anni, e tra un po’ saremo in tre.
Trovo ideale questo luogo per il mio lavoro. Quando mi si incrociano gli occhi e mi duole la schiena per il tanto guardare e sedere curvo sopra un pezzetto di legno, posso uscire, camminare e rilassare gli occhi davanti al bel panorama che mi circonda.
Il Montefeltro è una delle culle del Rinascimento. Il vero Rinascimento però non è quella presenza un po’ sbiadita, e purtroppo un po’ trascurata o in vendita, che rimanda al periodo storico, ma quello che diventa condizione continua di rinnovata freschezza creativa.
Grazie alla tecnologia moderna, posso vivere in un posto bello come questo ed essere in continuo scambio con liutai e musicisti in tutto il mondo, che condividono la passione del suono. Stradivari sarà sempre unico, però non c’è niente da invidiargli. Abbiamo tutto il necessario per costruire strumenti che per valore sonoro eguagliano i suoi, ma che, per la fortuna dei musicisti, costano molto meno.
A cura di Antonella Ducci
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"TRACCE DELLA VIA DELLA SETA NEL MONTEFELTRO - INTERVISTA A PATRIZIO TORREGGIANI" |
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La risposta va ricercata nel desiderio di riproporre quell'insieme di percorsi caravanieri e rotte commerciali che congiungevano l'Asia Orientale, e in particolare la Cina, al Vicino Oriente e fino al bacino del Medi ...continua |
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